Sulla Bocca Di Tutti

La Trasformazione di Tulum

Tulum, da un avamposto remoto della contro-cultura, è diventato un punto nevralgico del turismo internazionale. Curiosi di sapere i dettagli della sua trasformazione e di ciò che per questo fu sacrificato lungo la strada, ci siamo documentati.

Questa città costiera del Messico ha capitalizzato per anni sulla sua identità di tesoro nascosto, da scoprire, eppure oggi di segreto qui c’è ben poco. Questo non vuol dire che Tulum non sia ancora un luogo di vacanza meraviglioso. La Riviera Maya, la regione lungo i Caraibi a sud di Cancún, è spettacolare e lo sviluppo della zona negli ultimi vent’anni ha portato all’apertura di una moltitudine di ristoranti e hotel eccellenti. Il che ha anche chiarito come i giorni di Tulum come rifugio per hippy e backpackers siano alle sue spalle.

Certo, non tutti se ne lamentano, anzi. Eppure non c’è dubbio che, acquistando da un lato, qualcos’altro sia andato perduto. Tulum non è sicuramente l’unico posto dove questo sia successo. Abbiamo sentito tutti parlare del boom di minuscole città che sono ora delle destinazioni turistiche. Ma come inizia il processo, e cosa si mette spesso da parte in nome del progresso?

E perché dovremmo preoccuparcene?

11th-century Mayan ruins
Le rovine Maya a Tulum sono del XI secolo.

L’Inizio

È iniziato negli anni ’70, quando il governo messicano ha preso questa terra “per lo più vuota” e l’ha volutamente convertita in una destinazione vacanziera. Se si considera il solo numero di visitatori, Cancún è stato un successo clamoroso e lo sforzo per creare una destinazione turistica di massa da zero ha dato i suoi frutti.

Da allora il turismo si è costantemente spostato verso sud. Dopo che Cancún divenne troppo affollata anche per il turismo di massa, seguì Playa del Carmen, ed era solo una questione di tempo prima che l’ondata si riversasse su Tulum. La sua bellissima giungla, incorniciata dall’oceano e dalle rovine Maya dell’XI secolo, era impossibile da ignorare. I suoi punti di forza sono stati la costruzione di un’autostrada da Cancun a Tulum e il cambio di nome dalla zona da “Corridoio Cancun-Tulum” in “Riviera Maya” nel 1999.

Tracciando i punti salienti di quella che un ricercatore ha definito “l’era turistica” in Messico, uno studio ha sottolineato la crescita della popolazione di Tulum da 92 persone nel 1960 a 2.000 agli inizi degli anni ’90, fino a salire ai 12.000 abitanti nel 2000.

I nostalgici degli anni Novanta ricordano un senso di comunità tra i visitatori. Allora i visitatori parlavano di “paradiso alternativo” e “atmosfera quasi mistica”, una sorta di faro per viaggiatori spiritualmente ispirati dal pittoresco paesaggio e dalle rovine Maya.

Alla fine del secolo scorso concetti come la meditazione e lo yoga, insieme alla mancanza di elettricità e al relativo isolamento, erano più emblematici del fascino di Tulum rispetto a qualsiasi festa. Poi celebrità e fotografi di tendenza iniziarono ad arrivare su queste spiagge, e lo status di Tulum come “gemma nascosta” divenne un richiamo per i turisti di tutto il mondo a venire a scoprire Tulum. La trasformazione fu così improvvisa che nel 2004 il New York Times già lamentava “invasioni della commercializzazione” che contaminano la scena turistica.

La gemma nascosta era stata scoperta. Entro il 2018, la popolazione era di 40.000 residenti, con quasi 2.5 milioni di visitatori ogni anno.

Papaya Playa Project
Papaya Playa Project

Papaya Playa Project

Prima che il turismo di Tulum diventasse di massa, prima del primo Starbucks, era tutto più semplice. A quei tempi Tulum era considerata la fantasia perfetta dell’utopia sulla spiaggia e Papaya Playa era l’hotel perfetto per provarlo. In realtà, non era proprio un hotel e non aveva servizi, né elettricità. Ma aveva giungle e spiagge e fuochi e cenotes e, soprattutto, ospiti.

Era un paradiso con un bagno in comune e una torcia per aiutarti a trovarlo di notte. “Era praticamente come il campeggio”, ha spiegato Sandra Beltran, direttore marketing di Hamak Hotels e frequentatrice di Papaya Playa. “Ma la posizione era incredibile.”

L’hotel non era altro che un gruppo di semplici capanne sulla spiaggia, e per quei primi visitatori, era tutto ciò che si aspettavano. Oggi quel tipo di vita elementare è impensabile per un turista a Tulum o per un ospite a Papaya Playa. L’hotel si è sviluppato insieme ai suoi dintorni e ha dovuto porsi una domanda importante: come fai a crescere senza perdere ciò che ti ha reso speciale in primo luogo?

Per Emilio Heredia, il fondatore di Papaya Playa, trovare un modo per crescere insieme alla popolarità di Tulum – senza perdere il carattere originale della sua proprietà – è stata una sfida difficile ma affascinante. “La nostra ispirazione è il nostro amore per la natura”, ha detto a Tablet Hotels. “Una semplice interazione tra la semplicità della giungla e il mare.”

Heredia, un ex dirigente finanziario con interessi che abbracciano lo yoga e il Tao, era l’albergatore ideale per preservare l’atmosfera mistica che Tulum aveva coltivato, anche con sempre più turisti in arrivo e il crescente sviluppo che minacciava di cambiare il contesto.

Casa Arbol
A modern-day cabana.
Casa
Papaya Playa Project oggi

Nel 2011, Heredia ha collaborato con Design Hotels per far crescere l’hotel in modo tale da rimanere fedele alla sua visione originale di convivenza pacifica con la natura, pur soddisfacendo i gusti molto più ampi dell’economia da dopo scoperta di Tulum.

Oggi trovi ancora le cabanas – il tipo di alloggio più vicino allo spirito di quelli originali – ad un’estremità della proprietà, ma con bagni e aria condizionata. Accanto a loro ci sono le casitas, alloggi più grandi che possono avere più piani e la piscina. Poi c’è l’opzione più lussuosa: le casas, sette case complete che sfoggiano il design più creativo. Tra questi ci sono esemplari come Casa Arbol, una  casa sull’albero di cinque camere circondata dalla giungla su ogni lato.

“Si è evoluto con il tempo”, chiarisce Beltran. “Ma non c’è mai stato un piano generale.”

Una certa flessibilità è stata un principio unificante per Papaya Playa. Ciò che potrebbe sembrare casuale, con alloggi sparsi per zigzagare nella giungla, è stato fatto da strutture e passerelle galleggianti che si sistemano intorno ai punti di riferimento naturali.

Il design di Papaya Playa è inconfondibilmente specifico per il suo posto, e “evoca ulteriormente il tradizionale modo Maya di costruire” attraverso l’uso di chukum, che è il nome di un materiale e una tecnica utilizzata per centinaia di anni per mantenere freschi gli edifici. I tappeti, i cestini nelle stanze, persino i contenitori per lo shampoo e il balsamo, sono tutti realizzati localmente.

Emilio Heredia
Emilio Heredia, fondatore di Papaya Playa Project.
Casa Arbol
Casa Arbol
Casa Arbol
Le nuove casitas, alcune con piscina.

Alla Ricerca Di Se Stessi

Il lavoro di Heredia per lo sviluppo di Papaya Playa in aderenza ai suoi principi distingue l’hotel da molti altri a Tulum, soprattutto quelli dell’architettura anacronistica, dalle catene di ristoranti e di negozi  e altri alloggi che, a differenza di Papaya, potrebbero esistere in qualunque altro posto.

Dal punto di vista culturale, il gran numero di turisti sta cambiando Tulum rispetto a quello che significava per i primi visitatori, prendendo le antiche tradizioni locali per adattarle ad un pubblico di massa. “La spiritualità è diventata la festa”, ha detto un residente disilluso di Tulum. Un po’ come è successo a Ibiza. “Il DJ sciamanico e via dicendo.” L’anima di Tulum, il suo isolamento e la sua spiritualità, stanno evaporando a favore di nuove costruzioni e parodie spirituale.

A Papaya Playa, a sua volta non estranea alle feste a tema mistico, vedono lo stesso problema e vogliono risolverlo. Senza eliminare la festa per la luna piena e le feste di Capodanno che i loro ospiti si aspettavano, hanno anche iniziato ad organizzare passeggiate artistiche nel parco coinvolgendo artisti locali e a pianificare un progetto più grande: un mercato artigianale all’interno della stessa Papaya Playa.

Con un focus sull’arte di Tulum e sulla comunità locale, forse possono preservare qualcosa dello spirito di Tulum del passato. Se non altro per i loro motivi.

Artist in residency Simón Vega
Un opera di Simón Vega, un artista residente a Papaya Playa Project.

Perché Pensarci?

Non tutti possono o vogliono fare escursioni nella giungla o accamparsi sulla spiaggia. Non a tutti piace lo yoga e la meditazione. Per molti il passaggio di Tulum da un paradiso spirituale a un Cancún meno odioso è un gradito progresso. Ed è vero che negli ultimi anni è spuntata una miriade di incredibili boutique hotel in tutta la regione. Tulum è solo diverso ora. Ma a quale costo?

Anche le prime ondate di turismo hanno cambiato Tulum in modi irrevocabili, portando opportunità economiche ma anche sconvolgimenti della società. Nello studio che abbiamo citato sopra, l’antropologa Ana M. Juarez ha spiegato chi si era trasferito a Tulum per capitalizzare i cambiamenti: “stranieri” che “hanno intensificato la loro espropriazione di terre Maya e risorse naturali”, espandendosi rapidamente a numeri più grandi della popolazione locale e dominando ogni aspetto della società.

Se la contaminazione culturale e spirituale di Tulum vi sembra un concetto troppo vago, sappiate che il turismo di massa ha portato anche problemi ambientali concreti.

Hotel come Papaya Playa hanno implementato misure di sostenibilità per ridurre le emissioni di carbonio, riciclano l’acqua, proteggono le tartarughe e preservano vaste aree della sua giungla. Ma come in quasi tutti i luoghi che subiscono un boom turistico o demografico, la mancanza di una regolamentazione del governo di fronte ai cambiamenti della popolazione ha comunque avuto conseguenze ambientali. La contaminazione dell’acqua, le discariche, le foreste sgomberate e le barriere coralline morenti rimangono un problema.

Per questo alla fine del 2018, il governo ha dichiarato Tulum “la prima zona turistica sostenibile del Messico” e posto le basi per “regolamenti edilizi più rigorosi” e sostegno finanziario a programmi di sostenibilità più ampi. Se questo basterà, non lo sappiamo. Gli attivisti stanno ancora lottando per ulteriori misure e responsabilità mentre il boom del turismo continua.

Nel frattempo, la prossima gemma nascosta in Messico è stata identificata. Bacalar, con il suo “lago dai sette colori”, la storia Maya e il fascino di Instagram, è già stato chiamato “il prossimo Tulum”.

Sarebbe ideale imparare dall’originale.

Tulum

 

Tulum Hotels

 

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